
Pubblicato sul numero di marzo della rivista Journal of Health Psychology: Prendersi cura di un malato terminale ed essere costantemente testimoni delle sue sofferenze e dei suoi dolori può indurre gli operatori sanitari a sviluppare un disagio psicologico detto “compassion fatigue”, che si manifesta con sintomi d’ansia, depressione, irritabilità ed eccessivo cinismo.
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La compassion fatigue è un disagio molto difficile da diagnosticare, sostiene la dottoressa, in quanto i suoi sintomi si confondono con quelli di una sindrome da burnout, di un disturbo post-traumatico da stress o di uno stress traumatico secondario. Solitamente colpisce maggiormente i soggetti più scrupolosi e perfezionisti sul proprio lavoro, sostiene la dottoressa Doebbeling, quelli che hanno maggiormente a cuore la sorte dei propri pazienti e che reagiscono al loro eventuale exitus con rabbia e manifestazioni tipiche di un disturbo depressivo. “Per contrastare l’insorgenza di questo disagio psicologico, i sistemi sanitari dovrebbero organizzare training e incontri con gli operatori sanitari che si occupano di assistenza ai malati terminali, per insegnare loro come rapportarsi ai pazienti e alla loro malattia”, conclude la Doebbeling, “invitandoli a mantenere una buona comunicazione con i colleghi di lavoro, gli amici e i familiari, per esternare meglio i loro sentimenti e mantenere una buon benessere psicologico”.
Fonte: Najjar N et al. Compassion fatigue: a review of the research to date and relevance to cancer-care providers. J Health Psychol 2009; 14: 267-77.
stefano massarelli -Vignette di Fred
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